Dio infatti ha tanto amato il mondo.   


Feste di Santa Maria di Nazareth e del Santo Cristo

Quest’anno le nostre Feste di Santa Maria di Nazareth e del Santo Cristo hanno necessariamente un sapore diverso. La diversità è data non solo dal fatto che non possiamo vivere quei segni esteriori della festa cui eravamo abituati, o perché durante le celebrazioni dobbiamo mantenere la mascherina e rispettare il distanziamento tra le persone, ma piuttosto perché si rinnova il turbamento che abbiamo provato nei mesi del lockdown. In quel tempo in cui non si poteva uscire di casa e neanche venire in chiesa, abbiamo comunque voluto tenere la nostra chiesa con il portone aperto e abbiamo messo l’immagine del crocifisso al centro dell’altare, perchè guardasse la nostra città.

Ecco in che cosa consiste la diversità di quest’anno: abbiamo l’occasione di riprendere quel gesto fatto un po’ d’istinto per poterne dire con maggiore chiarezza le motivazioni e il significato. Che relazione c’è tra l’esperienza che sta sconvolgendo il mondo, che ha colpito così duramente il nostro paese e il crocefisso?

La prima risposta è la più semplice, quella che più facilmente ci viene in mente. Nel Santo Cristo noi vediamo un segno di ciò che dice il vangelo: “Dio ha tanto amato il mondo!”.Nella storia della parrocchia noi raccogliamo la testimonianza di uomini che, usciti in barca a pescare si sono trovati improvvisamente nel mare in tempesta tanto da rendere impossibile il governo delle barche; si sono rivolti con la preghiera al Santo Cristo e hanno sperimentato la provvidenza di Dio riuscendo a tornare a terra sani e salvi. Non c’è ugualmente ora una tempesta che non sappiamo governare? Attraverso il Santo Cristo chiediamo di poter sperimentare la provvidenza di Dio.

Un secondo pensiero ci spinge a farci la domanda: “Che cosa possiamo imparare dagli avvenimenti che stanno accadendo?”. Sappiamo che gli avvenimenti sono messaggi nei quali leggere il disegno di Dio e la nostra chiamata. Tutti ci siamo adagiati nell’illusione che la conoscenza scientifica e le risorse tecniche potevano garantirci una condizione di benessere, almeno nei territori occidentali. La diffusione del virus è un duro colpo al tentativo dell’uomo di potersi garantire con le proprie forze una vita felice; è un richiamo a fare un buon bagno di umiltà per riconoscere che non siamo onnipotenti, ma fragili creature. C’è una sofferenza che non sempre riusciamo a vincere perché è segno della nostra condizione di creature, ma Dio ci ha detto attraverso il crocefisso che proprio allora è vicino a noi e ci dona il Suo amore, perché troviamo in Lui la forza per non soccombere e vedere in questa condizione di sofferenza l’inizio della vita eterna.

Il terzo pensiero viene dal considerare che sulla croce Gesù porta a compimento quell’amore, che ha avuto nel gesto del lavare i piedi, la sua figura esemplare. La visione di una sofferenza diffusa ha, almeno all’inizio, creato un sentimento di grande solidarietà e la percezione di appartenere alla medesima comunità. Nel momento più drammatico poi è emersa la risposta generosa e la straordinaria abnegazione del personale medico e infermieristico.

Due sono state allora e sono anche adesso le preghiere che abbiamo rivolto al Santo Cristo. La pandemia ha precipitato molte persone e famiglie nella sofferenza da cui nasce un grido che invoca soccorso. “Aiuta chi è nella sofferenza, porta a loro il tuo conforto”. L’altra preghiera che abbiamo formulato ha chiesto a Gesù di saper ascoltare la sua voce e di vivere questo tempo come occasione di conversione.

il Parroco