Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui

I segni che accompagnano la discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, secondo il racconto della prima lettura, richiamano ad un lettore della Scrittura la manifestazione di Dio a Mosè sul monte Sinai. La Pentecoste era una festa degli ebrei che si celebrava sette settimane dopo la Pasqua, appunto cinquanta giorni, come dice il nome greco; con essa si celebrava l’inizio della mietitura. In origine, molte feste degli Ebrei erano nate dai ritmi della vita agricola e pastorizia. Col trascorrere del tempo, queste feste si erano trasformate in celebrazioni che facevano memoria degli avvenimenti della storia degli ebrei, nei quali essi avevano sperimentato la vicinanza di Dio. La Pentecoste ricordava il dono del decalogo fatto da Dio a Mosè sul Sinai.

E la manifestazione dello Spirito Santo agli apostoli, con il segno del vento impetuoso e del fuoco che si divide e si posa su di loro, richiama proprio il bagliore e i lampi che avvolgevano il monte mentre Mosè riceveva la legge e sta ad indicare che nuovamente si manifesta la presenza di Dio e il dono di una nuova legge. Ma il dono non avviene più attraverso la consegna di una lastra di pietra sulla quale sono incisi dei comandamenti da leggere, imparare a memoria e metterli in pratica, questa volta avviene attraverso il dono della presenza di Dio nella forma dello Spirito Santo..

Pneuma è il nome greco con il quale viene chiamato nel testo originale lo Spirito, (questa parola significa tanto vento quanto respiro) da questa parola deriva anche la parola “pneumatico”, perché le ruote delle auto sono gonfie di aria. Proprio dal significato di questa parola possiamo comprendere il significato cristiano di questa festa. L’aria che si muove spostata dalla differente pressione atmosferica è incontenibile, non si vede ma se ne sentono evidenti gli effetti, ha la capacità di penetrare e insinuarsi in ogni fessura. Con il respiro, l’aria da fuori entra dentro il corpo, e attraverso il meccanismo dell’osmosi trasmette al sangue l’ossigeno di cui è ricca, permettendo così a tutte le cellule del corpo di vivere.

Con lo Spirito Santo, Dio si comunica alla persona umana, diventando in lui una presenza interiore che gli consente di vivere al modo di Dio, poiché ascolta la sua voce che risuona al suo interno. Dice il Vangelo: “verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Con il dono dello Spirito Santo, si manifesta il compimento del disegno di Dio che è stato vissuto da Gesù il quale, se nella sua vita ha realizzato un modo di vivere guidato da Dio, con lo Spirito Santo ha donato la sua vita agli uomini e alle donne che credono in lui, facendo in modo che anche loro vivano lasciandosi guidare da Dio.

Si manifesta così la grandezza della persona umana, creatura terrena, ma capace di accogliere e custodire nella sua interiorità la stessa presenza di Dio. L’uomo è una creatura fragile perché fatto di materia, ma è reso dallo Spirito capace di diventare il tabernacolo nel quale abita la stessa presenza di Dio. Le parole di Sant’Agostino esprimono bene la dignità dell’uomo guidato dallo Spirito Santo: ”Ti cercavo fuori di me e non ti trovavo, perché tu sei il Dio del mio cuore”. Ma quale vita manifesta la presenza di Dio che attraverso lo Spirito Santo abita nell’uomo?

A volte pensiamo che siano uomini particolarmente vicini a Dio quelli che stanno tutto il giorno in preghiera. Seguendo la parola del Vangelo, dobbiamo invece dire che Dio è nella sua essenza più vera: “Amore”, l’amore come lo ha rivelato e vissuto Gesù, un amore assoluto, totale e gratuito. Chi ascolta la voce interiore nella quale si manifesta la volontà di Dio, farà un cammino di trasformazione, diventando a sua volta capace di amore. Nella manifestazione di Pentecoste, il racconto dice che “popoli di diversa razza e lingua erano capaci di ascoltare la parola degli apostoli, segno dell’opera dello Spirito che rende possibile superare le barriere della diversità per riconoscere ogni altro come fratello”.

il Parroco