Dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”

Con il vangelo che leggiamo in questa domenica, continua quella sezione dell’insegnamento di Gesù nella quale egli dà istruzioni sull’identità e i compiti del discepolo, tema sul quale abbiamo iniziato a riflettere domenica scorsa. In particolare, il testo che leggiamo oggi ci dice che il discepolo è, a sua volta, un missionario, mandato ad offrire ad altri l’incontro che lui stesso ha vissuto. Dalle parole di Gesù possiamo raccogliere una serie di annotazioni e di caratteristiche a proposito della missione del discepolo.

La missione non nasce da ragionamenti e da calcoli umani. Calcoli umani sarebbero quelli di chi fa propaganda per aggregare altri alla propria causa, pensando che, avendo molti seguaci, può avere grande influenza nella società. Questo calcolo potrebbe guidare un partito politico che, potendo contare su molti seguaci, può condizionare le scelte di chi esercita il potere. I discepoli di Gesù non fanno propaganda per poter contare nella società. ”.

La spinta che muove alla missione è l’annuncio ricevuto; avendo conosciuto l’amore che è Dio, essi hanno sperimentato un dono che dà senso alla vita, che fornisce motivazioni e criteri con cui affrontare le diverse circostanze dell’esistenza. Come chi sperimenta una gioia travolgente sente il bisogno di comunicarla, così il discepolo, che ha trovato in Gesù le ragioni della gioia, sente il bisogno di condividerla. Attraverso Gesù ci è stato rivelato che l’amore di Dio è per tutti e chi ha scoperto questo amore è spinto a far sì che davvero l’amore raggiunga tutti. Chi ha fatto esperienza dell’incontro con Gesù, non può che immedesimarsi con Lui e con il suo modo di vivere e sentirsi responsabilizzato dalle sue stesse parole: “Come il padre ha mandato me così io mando voi.” Per questo il discepolo sente di dover continuare a fare per altri, ciò che Lui ha fatto per noi.

La missione non riguarda alcuni dei discepoli, ma riguarda tutti: non ci sono alcuni specialisti della missione. Il fatto che il vangelo parli di “altri 72 discepoli”, fa pensare che precedentemente ne fossero già stati mandati alcuni, e il fatto che parli più genericamente di “discepoli”, vuol dire che la missione non riguarda soltanto gli apostoli, cioè il gruppo più vicino a Gesù. Il concilio Vaticano II raccoglierà questo pensiero dicendo che “tutta la Chiesa è missionaria”. .

Poiché la missione è una iniziativa di Dio, che attraverso Gesù ha rivelato il Suo amore che continua a donarsi attraverso il discepolo, chi vive la missione non pone la propria fiducia sulla forza di persuasione dei mezzi tecnici, ma vigila affinché gli strumenti non oscurino il contenuto dell’annuncio, perché la fiducia nei mezzi non si sostituisca all’azione di Dio, il quale rimane l’unico protagonista della missione che può raggiungere e conquistare i cuori. Il discepolo sa di essere solo uno strumento dell’azione di Dio.

La mission segue la logica dell’amore, ha perciò la caratteristica della gratuità. Per essere autentica, per essere secondo la logica dell’amore, essa deve essere libera in modo chiaro dalla ricerca di un interesse personale, libera da ogni interesse economico, libera anche dalla ricerca della gratificazione, dell’applauso e della soddisfazione della propria ambizione.”.

La missione è un modo di amare e pertanto mira al bene della persona incontrata: voler bene è accogliere l’altro nella sua libertà. Ogni missione che agisca secondo la logica del ricatto o della seduzione non corrisponde alla logica di Gesù, il quale ha vissuto la sua missione con piena libertà e sempre rispettando la libertà dell’altro.

L’autenticità della missione non la si misura dall’esito, non si può misurare il valore della missione dal numero delle conversioni ottenute. Per l’apostolo, l’unico criterio di verifica possibile è la sua fedeltà alla voce interiore, la sua corrispondenza alla relazione spirituale con Gesù; i frutti della missione sono nelle mani di Dio ed è Lui che li saprà raccogliere secondo i suoi tempi.

Sentiamo le parole del vangelo rivolte a ciascuno di noi: è proprio questo il tempo della missione, e siamo proprio noi quegli operai mandati a portare Gesù, a portare l’amore nel mondo.

il Parroco