Guardate gli uccelli del cielo

Anche in questa domenica leggiamo un tratto del discorso della montagna: in esso Gesù declina fin nei comportamenti minuti e quotidiani la sua proposta di vita, cioè, quel modo di vivere di chi pone l’amore di Dio a fondamento della propria identità. Domenica scorsa, l’insegnamento di Gesù riguardava particolarmente il rapporto con le persone che possiamo incontrare nelle varie vicende della vita, nel tratto di vangelo che leggiamo in questa domenica, Gesù ci invita a riflettere sui criteri che devono regolare i rapporti con le cose. Per vivere, tutti noi abbiamo bisogno di cose: ci sono le cose necessarie per la vita come il cibo, i vestiti, la casa, ci sono poi gli strumenti necessari per il nostro lavoro, attraverso i quali trasformiamo la materia, ci procuriamo il necessario per noi e la famiglia, e diamo anche un aiuto alla società. Ci sono poi anche cose che ci sono necessarie per esprimere la nostra creatività, per organizzare lo svago e il tempo libero. Possiamo dire che senza le cose non possiamo vivere.

Nel rapporto con le cose si possono insinuare dei rischi. Sperimentiamo che abbiamo così bisogno di “cose” per realizzare la vita, che queste possono sovrapporsi al dono della vita stessa, fino a non farci percepire più che già la vita in se stessa è un dono, anche se ha bisogno delle cose per realizzarsi. Gesù dice: “la vita vale più delle cose”. Nell’uso delle cose c’è una sensazione di gratificazione percepita attraverso i sensi, che può darci l’illusione che siano le cose a realizzare la nostra attesa di gioia. Questo ci può portare a desiderare di avere sempre di più, ad avere sempre la cosa nuova, più aggiornata o alla moda. Le cose possono darci l’illusione che da esse soltanto dipenda la felicità della vita, fino a farci pensare che anche il futuro ci sarà garantito se continueremo ad avere le cose a disposizione. Questo pensiero ci può portare all’accumulo delle cose per timore dell’avvenire, chiudendoci nella preoccupazione del nostro bisogno fino a non vedere più i bisogni degli altri.

Le cose possono così tanto affascinarci, fino a prendere il posto di Dio. Gesù ha proprio su questo aspetto una parola decisa: nel rapporto con le cose occorre vigilare, perché esse siano un mezzo e mai il fine. Tra Dio e il denaro non ci possono essere compromessi, bisogna avere il coraggio di scegliere: o Dio o il denaro. Conosciamo questo rischio perché lo vediamo dilagare nel modo di vivere della società, perché lo vediamo continuamente proposto su tutti i mezzi di comunicazione attraverso la pubblicità. Tutti noi però, possiamo riconoscere la fondatezza delle parole di Gesù, anche nelle vicende messe in risalto da questo tempo di crisi: non sono le cose che possono riempire la vita di gioia, perché esse sono troppo fragili e possono facilmente finire, perché non sono in grado di rispondere a tutti i bisogni che la vita comporta.

Gesù ci invita a far si che la nostra esistenza dipenda dal riconoscimento dell’amore di Dio, esistenza che ha le ragioni della gioia nel fatto che essa è dono di Dio, il quale ci ha chiamati alla vita per amore e continua ad amarci. Le cose sono un mezzo attraverso le quali manifestare con gratitudine la gioia di essere amati da Dio. Prima c’è dunque la gioia di essere amati, gioia che si esprime attraverso l’uso delle cose; se le cose non ci fossero, rimarrebbe ugualmente la gioia di essere amati.

Proprio perché le cose servono ad esprimere la gioia di essere amati, avranno un uso che attua la volontà di Dio quando queste “cose” serviranno a generare l’esperienza di essere amati per coloro che non hanno gioia dalla vita, poiché mancano anche delle cose essenziali.

il Parroco