Pur essendo molte, sono un corpo solo - Gv 20,19-23

La Pentecoste era un’antichissima festa derivante dalla vita dei campi, e festeggiava l’inizio della raccolta del grano; dopo l’esperienza dell’Esodo, la festa aveva anche assunto il significato di celebrazione del dono della Legge che Mosè ha ricevuto da Dio sul Sinai. La Sacra Scrittura dà indicazioni precise, dicendo che dalla Pasqua si dovranno contare sette settimane, quindi si terrà nuovamente una convocazione sacra presso il Santuario di Dio. Mentre gli apostoli sono radunati insieme nel giorno di Pentecoste, avviene la discesa dello Spirito Santo. I segni testimoniati dal racconto degli Atti degli apostoli, richiamano proprio la manifestazione di Dio a Mosè, anche in occasione del dono della legge: il monte era avvolto dalla tempesta e si vedevano bagliori di fuoco, come il Cenacolo si riempie di vento impetuoso e scendono fiamme di fuoco. Attraverso questi segni si rivela che il dono dello Spirito è una nuova manifestazione della presenza di Dio.

Con il dono dello Spirito si compie pienamente l’opera di Gesù, il quale aveva detto agli apostoli: “solo se vado al Padre, potrò mandare lo Spirito Santo”. Se noi crediamo che nella morte e resurrezione di Gesù, Dio abbia manifestato e donato il Suo amore, questo dono arriva effettivamente all’uomo attraverso lo Spirito. Lo Spirito Santo porta dentro l’uomo la presenza di Dio e il dono del Suo amore, facendo in modo che l’uomo tragga dal suo interno la forza che trasforma la vita. La presenza di Dio che si dona attraverso lo Spirito Santo, ha la qualità dell’amore, come lo ha vissuto e dimostrato Gesù che, donatolo ai discepoli, diventa in loro forza che li rende capaci di amare. Ci sono molti aspetti delle letture ascoltate che legano il dono dello Spirito all’amore che le persone vivono tra loro in forza della sua guida. Il racconto degli Atti rileva che in occasione della discesa dello Spirito Santo, accorrono persone provenienti da tutte le popolazioni allora conosciute e la diversità di linguaggi, che sarebbe un motivo di divisione e d’incomunicabilità, è superata dal dono dello Spirito che permette a tutti di comprendere il messaggio del Vangelo. Anche la seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo ai Corinzi, paragona i discepoli di Gesù alle diverse membra che per lo Spirito Santo sono costituite come parti di un unico corpo. Dal dono dello Spirito Santo deriva che i credenti nel Vangelo di Gesù non sono più tanti singoli, che individualmente seguono una regola religiosa, ma sono costituiti come fratelli che insieme compongono la famiglia della Chiesa.

Lo Spirito Santo che abita nel cuore dell’uomo, permette di vedere ogni persona non identificandola soltanto per le sue qualità umane, quali la sua provenienza razziale, il suo grado di cultura o il suo ceto sociale, gli aspetti del suo temperamento, il suo grado di simpatia, e neppure fissandola per i suoi difetti o gli errori commessi nel passato. Lo Spirito Santo rende possibile vedere l’altro come persona creata da Dio che ha messo in lui la vita, riconoscendolo e amandolo come fratello. La Chiesa è costituita non su un fondamento umano come potrebbe essere la condivisione di un’ideologia o dello stesso progetto politico: fondamento della Chiesa è un principio trascendente, è l’essere stesso di Dio, che nello Spirito Santo è comunione di amore, che partecipato agli uomini, rende anch’essi comunione di amore. Se lo Spirito guida i discepoli perché insieme formino la Chiesa, possiamo pensare di vivere secondo lo Spirito ogni volta che scegliamo il bene dell’insieme rispetto a quello di una parte o a quello individuale. La presenza dello Spirito è in tutti, è il dono che deve indurre a passare oltre i difetti, per vedere l’opera che Lui sta compiendo in ogni persona, avendo la pazienza di aspettare, per aderire ai tempi di Dio, che non sono i nostri tempi. Se ci si lascia guidare dallo Spirito, s’impara a vedere il bene piuttosto che il male. Nella luce dello Spirito si sa mettere attenzione ai più fragili e ai più piccoli. Chiediamo che lo Spirito realizzi nella nostra parrocchia: La Chiesa.

il Parroco