Che cosa cercate? - Gv 1,35-42

Le letture di questa domenica sono bellissime perché ci presentano la storia di uomini, alcuni dei quali possiamo pensare che fossero giovani, che hanno vissuto l’esperienza di incontrare Gesù e di entrare come discepoli alla sua sequela. Anche la prima lettura ci presenta l’affascinante esperienza di Samuele, che nella sua vita ha incontrato la presenza di Dio e si è aperto alla relazione con Lui. Poiché chiamiamo questa esperienza “vocazione”, possiamo dire che questa è la domenica della chiamata. Certo, io sono portato a pensare a tutti gli episodi della mia vita, attraverso i quali è nato in me il desiderio di seguire Gesù e di essere portatore del vangelo agli altri. Il tema della chiamata non riguarda soltanto i sacerdoti e i religiosi, è invece un’esperienza che riguarda tutti, infatti, tutti siamo dei “chiamati alla vita di fede”, al discepolato dietro a Gesù, alla vita di servizio della chiesa.

Dalle letture possiamo far emergere i tratti essenziali di questa esperienza.

Al primo posto mettiamo l’incontro con un testimone: per i giovani del vangelo è Giovanni Battista, che distoglie ogni attenzione da sé e indica Gesù come il vero maestro da seguire; per Samuele è l’anziano sacerdote Eli, che guida il ragazzo a discernere i segni della voce di Dio. Ci si mette in cammino di fronte a un testimone, ad una persona che per il suo modo di vivere ci fa vedere la possibilità di dare alla vita un diverso significato. Penso che ognuno di noi possa ricordare le persone che sono state delle luci nel nostro cammino di fede.

Gesù si accorge che quei giovani lo seguono e voltandosi, pone loro la domanda: “Che cosa cercate?” La parola “cercare” ritorna molte volte nel vangelo, ed indica un atteggiamento fondamentale che permette di aprirsi all’incontro con Dio. Se fossimo già pienamente appagati dall’esperienza che facciamo, non ci metteremmo in cammino per cercare altre cose o persone con cui sperimentare che la vita raggiunge la. Gioia.

La domanda dei giovani che interrogano Gesù sulla sua dimora, fa pensare ad una ricerca che non resti un fatto episodico, ma che abbia la possibilità di rinnovarsi ancora altre volte per diventare profonda e duratura nel tempo.

È Gesù che si volta e prende la parola, sono loro che cercano Gesù, ma anche Gesù li sta cercando. Ogni amicizia non si realizza mai soltanto in forza dell’iniziativa, della strategia o della conquista dell’altro da parte di una persona, ma è il verificarsi di una consonanza tra il nostro desiderio e il desiderio dell’altro. Anche il nostro seguire Gesù non è frutto soltanto del nostro sforzo e della nostra decisione, ma è l’accadere di una grazia, per cui riconosciamo che se lo abbiamo accolto nel cuore non è nostro il merito, ma è Lui che ci ha conquistato.

Gesù risponde alla domanda dei discepoli con l’invito ad andare con Lui e fare esperienza. Gesù non spiega il suo pensiero, non espone la sua visione del mondo, ma invita a condividere la sua vita. Ciò che risponde alla nostra ricerca non è mai soltanto una proposta teorica o l’esposizione di una dottrina, ma è l’esperienza di una vita che fa provare la gioia. Io ricordo che in un momento decisivo della mia vita, è stata l’esperienza in un campeggio, dove ero stato chiamato a fare l’animatore al servizio dei ragazzi, che ha suscitato in me il desiderio di vivere nell’atteggiamento di servizio al mio prossimo, tutta la vita.

Il cammino dei due giovani si conclude con la decisione di rimanere con Gesù quel giorno, sappiamo che in realtà rimasero con Lui ben oltre quel giorno, cioè per tutta la vita.

il Parroco