Lo Spirito della verità vi guiderà - Mt 28,16-20

Con la festa di Pentecoste celebrata domenica scorsa, è terminato il periodo di Pasqua e, prima di riprendere il tempo ordinario, siamo invitati a vivere questa domenica che fa da collegamento tra i due cicli liturgici. In questa giornata siamo invitati a riflettere sul percorso che abbiamo fatto domenica dopo domenica. Quali pensieri possiamo raccogliere dai fatti della vita di Gesù e dal suo insegnamento che abbiamo ascoltato nel vangelo? La risposta che ci dà la festa di oggi, è che attraverso Gesù ci è stato offerto un cammino per incontrare Dio e aprirci attraverso la fede all’incontro con Lui. Quando Gesù manda i suoi discepoli a Battezzare, non dice soltanto di andare a compiere per gli uomini il rito del Battesimo, ma vuol dire di andare in mezzo agli uomini per offrire, attraverso la testimonianza della vita, la possibilità di incontrare, riconoscere e accogliere la presenza di Dio. Padre, Figlio e Spirito Santo sono le tre presenze nelle quali Dio si è manifestato, tre presenze unite insieme dalla forza dell’amore, tanto da essere un unico Dio.

La festa di oggi, invitandoci a sostare per riconoscere che attraverso Gesù, abbiamo incontrato la presenza di Dio, ci pone anche una grande domanda: “Come mai oggi tante persone affrontano la vita senza sentire alcun bisogno di Dio?” “Come potremmo parlare di Dio ai colleghi di lavoro, ai nostri vicini di casa, o ai nostri figli, che dopo il catechismo non vogliono partecipare alla vita della parrocchia?”

Dalla fede viene la risposta alla domanda fondamentale, che io credo sia anche oggi un interrogativo presente nel cuore di tutti. Ogni persona chiede di poter essere riconosciuta secondo la sua singolare unicità. È difficile affrontare il compito della vita giornaliera, pensando di essere soltanto un grumo di materia che, come meteora, è destinata a sparire nel nulla. Attraverso Gesù abbiamo riconosciuto che ogni persona è resa partecipe della dignità di figlio di Dio, è dunque una creatura che vale per se stessa, un valore non diminuito da nessuna circostanza esteriore.

Dalla fede nella presenza di Dio nasce quella visione della persona come “essere spirituale”, non riducibile alla sua dimensione materiale e corporea. Chiamato a realizzarsi attraverso l’apertura alla relazione con Dio, l’uomo non esaurisce l’orizzonte della vita con il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali. Nella fede si trova la ragione della rappresentazione dell’uomo come un pellegrino sempre alla ricerca di una nuova méta. La ricerca della conoscenza, la capacita di sostare con incanto di fronte alla bellezza, sono esperienze che avvicinano a quella possibilità che solo alcuni raggiungono, di stare cioè nella preghiera, alla presenza di Dio.

Dalla fede nasce la responsabilità di vivere un rapporto nuovo con l’ambiente nel quale siamo chiamati a vivere. Noi non siamo padroni delle risorse che ci sono date dalla natura, le abbiamo in consegna per custodirle, facendo in modo che attraverso la loro grandezza, splenda la luce del Creatore. Proprio perché sentiamo che l‘aria, il mare, la campagna, le fonti di energia e tanto altro ancora, ci sono dati da Dio, sentiamo anche il compito di tutelare e consegnare questi beni perché servano ancora a chi verrà dopo di noi.

Dal credere in Dio che come Padre è la sorgente della vita di tutti gli uomini, nasce uno sguardo nuovo su ogni altro uomo o donna che vive nel mondo: poiché generato dal Padre di tutti, ha per noi il nome di fratello. Dalla fede nasce l’esigenza di costruire un progetto di società nel quale il bene cercato per il singolo corrisponda anche al bene di ogni altra persona che ci vive accanto.

Dov’è dunque oggi la difficoltà a comunicare la fede? Perché tante persone non sentono il desiderio di cercare la presenza di Dio? Forse perché noi credenti non siamo testimoni di una fede così, di una fede che rende più bella la vita.

il Parroco