Chi non è contro di noi è per noi - Mc 9,38-43.45.47-48

Nella seconda parte del suo vangelo, Marco presenta Gesù che maggiormente dialoga con i discepoli e si dedica alla loro formazione. I vangeli che leggiamo in questo periodo, possiamo raccoglierli attorno al titolo: “La fisionomia del vero discepolo”. Già domenica scorsa abbiamo iniziato ad ascoltare questo insegnamento di Gesù, e dalla riflessione su quel testo abbiamo dedotto che il discepolo rassomiglia a un bambino. Su questo messaggio ritorneremo ancora nelle prossime domeniche; negli atteggiamenti del bambino abbiamo rilevato che fa dipendere la vita dalla relazione con i genitori, che l’hanno generato e lo accudiscono con amore. Continuando nel cammino del vangelo, oggi possiamo raccogliere altri aspetti che descrivono i lineamenti del discepolo. Il testo di oggi è molto complesso e articolato, sarebbe necessaria un’analisi che non possiamo fare in questo momento, pertanto ci soffermeremo solamente su due riflessioni.

La prima la potremmo intitolare: “L’essere discepolo è un dono”. A Giovanni che rivendica la sequela a Gesù come un possesso esclusivo, distinguendo tra chi appartiene al gruppo dei discepoli e chi è fuori, Gesù dice che nessuno può rivendicare il monopolio della relazione con Lui. Penso che tutti possiamo applicare questo insegnamento a situazioni di vita che sperimentiamo: quando distinguiamo tra i “nostri” e gli altri, tra chi è dentro la Chiesa e chi è fuori, tra chi appartiene ad una esperienza ecclesiale o chi semplicemente si riconosce nella comunità parrocchiale. Gesù dice che la distinzione è tra chi sa dare un bicchiere d’acqua a uno che ha sete e chi non si accorge neanche della sete dell’altro, senza altre etichette.

La seconda riflessione la potremmo intitolare: “L’essere discepolo è un compito”. Quando una persona fa l’esperienza di ricevere amore, di quell’amore diventa responsabile. Se quell’amicizia genera in me la gioia, se quell’amore mi aiuta a sentirmi valorizzato e importante, capisco che non devo perdere quella relazione, e devo fare in modo che quell’amore possa continuare. Cercherò allora di non deludere l’amico, di corrispondere alle sue attese e di contraccambiare la sua amicizia.

Anche l’amore ricevuto da Dio genera in noi una responsabilità che ci impegna a nostra volta a una risposta d’amore, non perché Dio abbia bisogno del nostro amore, ma poiché, attraverso il suo amore, Dio ci dice quanto noi siamo importanti per lui, e come ci ha creato mettendo in noi la Sua stessa vita. Siamo noi che abbiamo bisogno di amarlo, perché corrispondiamo all’amore quando viviamo secondo questa nostra preziosità. Possiamo quasi immaginare un dolore di Dio, se ci vedesse restare indifferenti e sciupare il Suo amore.

Proprio sulla responsabilità di accogliere con libertà l’amore di Dio e di corrispondere ad esso vivendo alla luce di quell’amore, ci richiamano le parole forti del Vangelo che ascoltiamo oggi. Il vangelo ci avverte che c’è una complicazione. L’amore di Dio si rivela attraverso dei segni che sono proposti alla nostra fede. Diverso sarebbe se l’amore lo sperimentassimo con evidenza e avvertissimo tutti gli avvenimenti che ci fanno incontrare l’amore di Dio. Non vedendo con evidenza l’amore di Dio nei fatti della vita, possiamo dubitare della verità del Suo amore e pensare che non sia Dio a realizzare la nostra felicità. C’è il rischio di pensare che la felicità dipenda solo da noi e l’idolo è sempre in agguato, con la sua promessa di farci veramente felici. Penso che ognuno di noi possa riconoscere quali siano i suoi idoli, che ci ostacolano dal porre la fiducia in Dio a fondamento della vita.

La responsabilità richiede un impegno, come ogni storia d’amore chiede un impegno, infatti l’amore lo si impara giorno dopo giorno, rivelandoci reciprocamente attraverso il dialogo gli aspetti che non ci piacciono dell’altro e le qualità che potrebbero essere messe più in luce. Così attraverso l’ascolto della Parola, possiamo capire ciò che dobbiamo “tagliare” o quale aspetto di noi possiamo valorizzare di più. Ci aiuta in questo, il sacramento della Riconciliazione, con il quale chiediamo perdono delle nostre infedeltà e formuliamo il proposito di corrispondere al perdono ricevuto.

il Parroco