A coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati - Gv 20,19-31

Viviamo oggi la seconda domenica di Pasqua, quella che segue immediatamente la festa solenne nella quale abbiamo proclamato la risurrezione di Gesù. La liturgia di oggi, sia per la ricchezza delle letture che ci sono proposte, sia perché nella chiesa antica era la domenica dedicata ai neofiti appena battezzati, sia per la recente denominazione di domenica della Misericordia, offre tanti spunti alla nostra riflessione.

È soprattutto la domenica nella quale ritornare ad approfondire il significato della risurrezione di Gesù, per comprendere meglio come da quell’avvenimento deriva una luce che dà un significato nuovo alla nostra vita. Siamo soliti esprimere nelle formule imparate a catechismo, (anche noi le ripetiamo nella nostra predicazione) frasi nelle quali diciamo: “Gesù è morto per noi” oppure: “Gesù è morto ed è risorto per la nostra salvezza”. In che modo comprendiamo queste frasi? In che modo quello che affermiamo nelle formule della fede corrisponde a un’esperienza di vita?

Trovo una risposta a queste domande nel gesto di Gesù che, apparendo agli apostoli la sera del giorno in cui era risorto, soffia verso di loro dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo.” L’aria che espelliamo dai polmoni deriva dalla funzione vitale del respiro, si può esprimere perciò il senso di quel gesto immaginando che Gesù abbia voluto dire: “il mio respiro deve ora diventare il vostro respiro, la mia vita deve diventare la vostra vita”.

Gesù ha vissuto un percorso in cui il suo essere figlio di Dio si è progressivamente manifestato nella sua natura umana; affrontando le diverse vicende della sua storia, ha manifestato i tratti di una vita umana pienamente conforme alla volontà di Dio. L’autore della Lettera agli Ebrei vede il percorso della passione come la grande scuola nella quale Gesù ha imparato a essere Figlio di fronte a Dio, dice infatti: “Imparò l’obbedienza dalle cose che patì”. Possiamo pensare alla sua passione come all’esperienza nella quale Gesù ha vissuto questo itinerario, portandolo al pieno compimento. Gesù è diventato uno col Padre fino a poter dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Svelando durante la sua vita il vero volto di Dio, Gesù ha svelato anche il volto dell’uomo, così come Dio l’ha pensato fin dall’inizio, cioè quando ha soffiato in lui la vita, facendolo a Sua immagine. Quando leggiamo il vangelo e ascoltiamo l’insegnamento di Gesù o conosciamo la sua vita, ci accade di riconoscere che quelle parole parlano al nostro cuore e fanno sorgere il desiderio di vivere come Lui. In ciascuno di noi Dio ha messo il suo Spirito che ci rende somiglianti a Gesù, anche se spesso non ascoltiamo questa voce interiore e preferiamo seguire il fascino immediato che ci spinge a cercare la felicità nelle cose terrene. Quando accogliamo l’incontro con Cristo e viviamo nella sua luce, si ridesta la nostra coscienza e si aprono nuove prospettive di rinascita. Con la risurrezione di Gesù e con il dono successivo dello Spirito Santo, è possibile passare dal Gesù esteriore come lo si incontrava mentre camminava e insegnava sulle strade della Galilea, al Gesù interiore che vive dentro l’uomo. Non si tratta di un nostro sforzo o di un nostro impegno a rassomigliare a Gesù, ma piuttosto di riconoscere attraverso l’ascolto dello Spirito, che Gesù è già dentro di noi, nella voce della nostra coscienza che ci spinge verso i più alti valori della libertà, della giustizia e dell’amore per gli altri.

Le parole di Gesù, con le quali affida agli apostoli il compito di perdonare i peccati, solitamente le riferiamo al sacramento della riconciliazione. Senza escludere questo significato, possiamo però intendere che Gesù affidi a tutti un più ampio ministero di riconciliazione. A coloro che attraverso Gesù, hanno fatto esperienza dell’incontro con l’amore del Padre, Egli chiede di essere segno dello stesso amore verso coloro che fanno del male. Infatti, è proprio nel saper perdonare ai nemici che si renderà visibile in noi la somiglianza con Gesù.

il Parroco