Veniva portato su, in cielo - Lc 24,46-53

Il cielo ci colpisce per la sua vastità tale che, per quanto lo guardiamo con i più potenti mezzi di osservazione, ci appare senza confini, ci inquieta per la sua impenetrabilità; solo nei tempi moderni, attraverso avanzati mezzi tecnici e le recenti esplorazioni spaziali, abbiamo potuto incominciare a svelarne il mistero. Il cielo ci stupisce quando lo guardiamo splendere di azzurro intenso, o quando verso il tramonto, si tinge dei più svariati e sorprendenti colori, che nessun pittore saprebbe immaginare. Il cielo ci lascia attoniti quando lo possiamo guardare punteggiato di stelle, soprattutto se siamo in montagna o in campagna, magari in Africa, lontano dall’inquinamento luminoso generato dalle nostre città. Quando pensiamo a Dio, l’essere più grande di noi, il solo che può spiegare l’esistenza dell’universo, lo associamo immediatamente al cielo come il luogo della sua dimora. Il gesto che Gesù compie davanti ai suoi discepoli (che abbiamo ascoltato nelle due narrazioni degli Atti degli Apostoli e del vangelo) e che dà il nome alla festa di oggi è chiaramente un segno: Gesù che è portato verso l’alto e sale verso il cielo, significa che Gesù entra con tutta la sua persona nella vita di Dio. Ciò che abbiamo ascoltato nel vangelo e che celebriamo nella festa liturgica, non è un fatto nuovo rispetto all’avvenimento della Risurrezione che abbiamo celebrato nella recente festa di Pasqua. Già nella riflessione fatta a Pasqua, dicevamo che la risurrezione non è il ritorno alla vita come la viveva prima di morire, ma è l’entrare di Gesù nella vita di Dio; la risurrezione è nello stesso tempo “Ascensione al cielo e glorificazione”.

È molto importante non isolare questo fatto da tutta la vita di Gesù, ma vederlo come il compimento e il frutto di tutta la sua vita. Possiamo dire che tutta la vita di Gesù è stata una progressiva e grande ascensione.

Spero che sia capitato anche a voi di incontrare uomini e donne che vi hanno colpito perché emanavano una speciale attrazione per il modo con cui vivevano. C’è un fascino speciale in una persona che vive con l’animo libero e distaccato dalle cose, che conserva la pace e l’armonia delle parole e dei gesti, che sa accogliere ogni persona con bontà.

Gesù ha vissuto un cammino analogo, seppure secondo un modo unico e inarrivabile per gli altri uomini. Si è trattato di un cammino vissuto mentre esisteva in un corpo umano uguale a quello di tutti e mentre viveva una vita reale, dentro le trame di un’esistenza concreta, storica, a contatto con le cose del mondo. La vita di Gesù non traeva i suoi criteri dal calcolo o dal sentimento, ma dalla relazione con Dio, relazione su cui appoggiava tutta la sua vita. Questo cammino di ascensione a Dio si è poi compiuto contemporaneamente a un’ascensione anche reale: la salita che Gesù vive verso il monte, dove morirà crocifisso; quel cammino che costituisce per Gesù l’ultima e definitiva ascensione. Sulla croce Gesù diventa totalmente uno col Padre, consegnandosi a Lui con totale abbandono e diventando in Lui totalmente amore.

Nella nostra società, sono esaltati i percorsi di uomini che sono saliti in alto, elevati sopra gli altri perché affermati nel campo del successo sportivo, economico, saliti alla ribalta della televisione, posti in un ruolo di potere. Gesù è segno di una diversa e alternativa ascensione, con la sua vita offre una testimonianza per ogni uomo chiamato a far emergere sempre di più la presenza di Dio che lo abita. A contatto con Gesù possiamo riconoscere la nostra somiglianza con Lui, frutto del dono dello Spirito Santo, e scoprire la chiamata a una nostra personale ascensione. È percorso di ascensione quello della mente assetata di verità, di chi nella riflessione personale, nell’ascolto di un maestro, apre la mente alla luce della conoscenza, alla scoperta del senso delle cose. È percorso di ascensione quello di chi sa coltivare lo stupore di fronte ad ogni frammento di bellezza. È percorso di ascensione quello di chi sa ascoltare la voce dell’anima che lo muove alla compassione per chi è ferito dalla durezza della vita. È percorso di ascensione quello di chi sa entrare nel segreto del cuore, e lì sostare nel silenzio di fronte alla Parola. È percorso di ascensione quello di chi sa oltrepassare il recinto dell’egoismo per aprirsi a un gesto di altruismo e gratuità. Gesù affida a noi il compito di essere oggi, i testimoni di questi percorsi.

il Parroco