Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto - Lc 21,5-19

Ascoltando nel vangelo di oggi le parole di Gesù che analizzano i suoi tempi, sembra di sentire il racconto di un giornalista che cerchi di fare un resoconto delle vicende di questo anno che sta per finire. Potremmo proprio prendere in prestito le stesse parole per descrivere i fatti accaduti quest’anno nel mondo. Anche se non ci riguarda direttamente, non possiamo non essere addolorati per l’interminabile guerra in Siria e Iraq e per la violenza e la sofferenza che colpisce non solo gli eserciti, ma anche civili inermi e così tanti bambini. È poi facile rappresentare come una invasione l’arrivo di migliaia di profughi e migranti che cercano, venendo nel nostro paese, di sottrarsi alla guerra e alla povertà dei territori del sud del mondo. Chi ha una soluzione che non sia l’indifferenza, di fronte a tanta sofferenza? Poi prosegue Gesù, con straordinaria aderenza alla realtà: terremoti, e qui noi andiamo col pensiero alle popolazioni dell’Italia centrale, sfollati dai loro paesi ridotti a cumuli di macerie, e poi “segni grandi nel cielo”.

Luca 21,5-19 : " Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro!

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.» ".

Forse Gesù ha ripreso la lamentela di qualche profeta apocalittico o di qualche visionario pessimista che si lamentava per la drammaticità dei tempi che si stavano vivendo. Anche di fronte ai giornali o ascoltando la radio o la televisione il resoconto delle notizie di cronaca, siamo presi da un senso di sconforto per l’elenco di avvenimenti negativi che siamo costretti a sentire. Nei nostri giorni, le notizie, attraverso i canali della comunicazione e di internet, fanno in pochi minuti il giro del mondo, di conseguenza veniamo a conoscenza di fatti che avvengono in ogni parte del nostro pianeta. Sia perché i fatti negativi sono prevalenti rispetto ai positivi, sia perché le notizie negative fanno più sensazione e creano maggior interesse di quelle positive, di solito la cronaca quotidiana finisce per essere un elenco di catastrofi, di calamità naturali, di attentati terroristici, di fatti di guerra, di omicidi o di gesti criminali. Questa tragica rappresentazione del mondo fa sorgere nel credente una difficile domanda: “Come si può comporre la nostra fede nell’esistenza di Dio, e questi fatti che provocano tante morti innocenti e generano tanto dolore?”. “La storia del mondo è davvero governata da Dio?”.

Gesù invita a trovare una risposta alle nostre domande e a non lasciarci prendere dal panico offrendo due riflessioni. Nella prima dice che la possibilità del male è conosciuta e prevista da Dio. Il mondo è fatto di materia, ed essa ha necessariamente in sé un limite che è la sua provvisorietà. Se ti cade un bicchiere e si rompe non ti chiedi perché si è rotto, sai che è fragile e se cade va in frantumi. Sappiamo com’è fatta la crosta terrestre e che c’è la probabilità che in qualche parte si possa fessurare provocando un terremoto. È naturale che accada. Dio ha voluto l’uomo libero e prende sul serio la libertà. Riconoscere la libertà vuol dire prevedere la possibilità che le persone la usino male generando violenza e dolore.

La seconda riflessione invita a guardare con più attenzione: non è vero che tutto va male e che la storia è fatta solo di violenza. Ci sono uomini e donne che nei territori di guerra costruiscono ospedali, ci sono persone che tessono pazienti e lunghe trattative per realizzare la pace. Ci sono iniziative che cercano di insegnare in Africa un’agricoltura più redditizia e aiutano a scavare pozzi per trovare l’acqua. Ci sono città che accolgono gli stranieri e li integrano nel territorio. Puoi pensare che nonostante le apparenze contrarie, non è venuto meno il disegno di amore di Dio, già manifestato con la liberazione dall’Egitto e con la risurrezione di Gesù. Se ti lasci guidare da questa luce, puoi confidare che in ultimo questo disegno si manifesterà, e credere che: “Nemmeno un capello del capo andrà perduto”. Mentre l’anno sta per finire siamo invitati a fare questa lettura della storia: se al primo impatto con tanti fatti negativi rischiamo di cadere nella sfiducia, di abbandonare l’impegno pensando che è inutile, di ripiegarci nel nostro privato, alla luce della fede siamo invece invitati a guardare avanti con speranza e a sentirci la responsabilità di costruire, nel nostro ambiente, fatti che manifestino che il disegno di Dio va verso la salvezza e la liberazione dell’uomo. Un anno finisce, un anno nuovo inizia: ci viene messo a disposizione dell’altro tempo per esercitare la nostra responsabilità, dobbiamo impegnarci affinché questo dono non vada sprecato.

il Parroco