Ti conceda pace - Lc 2,18-21

Tanti sono i motivi di riflessione offerti dalla liturgia di questa domenica. In primo luogo è il giorno ottavo dopo la festa del Natale di Gesù e siamo invitati a ritornare a riflettere sul dono che ci è stato fatto, di poter riconoscere nella vita di Gesù, la stessa presenza e l’amore di Dio. In particolare la liturgia ci fa contemplare Maria la madre, venerandola con l’appellativo con cui è stata chiamata nel concilio di Efeso: “Madre di Dio”.

Questo è il primo giorno dell’anno civile ed è occasione per ripensare all’anno trascorso facendo un bilancio, trovando motivi di ringraziamento per i benefici ricevuti, ma anche motivi di ravvedimento per obiettivi non raggiunti, e riformulare voti e propositi per l’anno che inizia. Nella riflessione che vi propongo, vorrei tener conto soprattutto che questa prima giornata dell’anno è stata dedicata alla riflessione sulla pace. Possiamo trovare un legame con la liturgia riferendoci alla prima lettura che riporta la preghiera rituale pronunciata dal sacerdote quando un israelita si presentava al tempio per il sacrificio: tra i doni che erano invocati spicca il dono eminente della pace.

Quest’anno la giornata mondiale della pace raggiunge il traguardo delle cinquanta candeline, essendo stata celebrata per la prima volta il primo Gennaio del 1968 per volontà del pontefice di allora, il papa Paolo VI.

Luca 2,18-21 : « Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. ».

Anche quest’anno papa Francesco ha voluto caratterizzare la giornata assegnando un particolare titolo e un messaggio a tutti gli uomini. Così dice il papa:
  “ In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali”. “Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali ”.
Dopo una lettura molto realistica della situazione attuale, che descrive con l’immagine di una terza guerra mondiale a pezzi, il papa dice ragioni evidenti che fanno propendere per una scelta della nonviolenza:
  “ La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

La scelta della non violenza trova poi un più forte fondamento nella rivelazione cristiana, il papa cita le parole di Benedetto: « Nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio ». « La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana ».

Concludo con le parole nelle quali il papa dice che questa via della non violenza deve iniziare da noi, dai rapporti all’interno della famiglia.
  “ Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono. Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società.

il Parroco