Il Figlio di Dio - Gv 1,29-34

Dal colore liturgico verde ci accorgiamo di un cambiamento, ma dalle letture che abbiamo ascoltato, abbiamo l’impressione di una domenica fotocopia di quella appena trascorsa. In questa domenica del tempo ordinario, ascoltiamo dal vangelo di Giovanni il racconto dello stesso avvenimento sul quale abbiamo riflettuto domenica scorsa, in occasione della festa del Battesimo del Signore. Nel racconto di Giovanni non si dice che Gesù sia sceso nel Giordano per ricevere il Battesimo, ma chiaramente la testimonianza del Battista che attesta la discesa dello Spirito Santo su Gesù, ci fa pensare che siamo di fronte allo stesso episodio. Commentando questo vangelo tre anni fa, utilizzavo questa immagine che mi piace riprendere: molto spesso quando si va a uno spettacolo teatrale o a un concerto di un cantante, notiamo che la scena si apre con il palcoscenico avvolto nel buio e un fascio di luce si dirige sul cantante o sul protagonista, per indicare che è lui al centro dello spettacolo. Penso a questa domenica come alla scena iniziale del percorso che vivremo attraverso tutte le prossime domeniche dell’anno e come accennavo sopra, il cono di luce ci fa capire subito di che cosa si tratta. Si tratta di Gesù, della sua persona che siamo invitati a scoprire, a conoscere, ad amare e seguire attraverso il vangelo che leggeremo domenica dopo domenica. Quando pensiamo alla vita cristiana, possiamo ritenere che essa consista primariamente nell’adesione dell’intelligenza a una serie di verità che spiegano il senso del mondo. Altre volte pensiamo che sia un modo di vivere guidato da una serie di valori espressi nei comandamenti. Papa Francesco, all’inizio della sua esortazione Evangelii Gaudium richiama proprio il messaggio che viene dal vangelo di oggi: “Non mi stancherò di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: « All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva »”.

Giovanni 1,29-34 : Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: « Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: " Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me ". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele ».
Giovanni testimoniò dicendo: « Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: " Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo ". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio ».

Penso che, se riflettiamo, possiamo riconoscere che ciò che muove la vita di ogni persona è la ricerca di un’esperienza che aiuti a credere di non essere inutili, di avere un posto, di avere un valore. Ciò che cerchiamo è un’esperienza che ci aiuti ad avere consapevolezza della nostra identità, di fronte ad ogni circostanza che la nostra vita possa attraversare. In questa settimana noi preti abbiamo vissuto insieme tre giorni di riflessione a Spotorno. Don Cesare che ha tenuto lunedì scorso le prime conferenze, ci ha fatto riflettere su come l’ostacolo fondamentale che guida i nostri comportamenti sia la paura. Dentro di noi c’è la paura, di non avere riconosciuto il nostro valore, di non avere il necessario per vivere, di non essere all’altezza del compito che ci è affidato, di non essere alla pari degli altri. Nell’esperienza dell’incontro con i poveri che pure vengono a chiederci pochi euro e spesso sono astuti a raccontarci bugie pur di stapparci una qualche offerta, sperimentiamo che quando si stabilisce una relazione, si percepisce che dietro alla loro richiesta c’è soprattutto la domanda di essere riconosciuti e trattati come persone, ognuno con la propria unicità e il proprio valore.

Io penso che la risposta alla ricerca di cui parlavo, abbia un’unica risposta nella persona di Gesù, nella consapevolezza acquisita quando è sceso su di lui lo Spirito Santo. Gesù vive, guidato dall’assoluta e certa fede di essere Figlio di fronte ad un Padre che lo ama sempre e per sempre. Guardando a Gesù, legandoci a lui nella fede, possiamo anche noi partecipare di questa identità, assumere la sua stessa coscienza filiale e vincere le nostre paure.

Allora accogliamo le parole del Papa: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta”. “Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore»”.

È il cammino che faremo ricominciando, da domenica prossima, a leggere il vangelo di Matteo, attraverso il quale possa riaccadere per noi l’incontro con Gesù.

il Parroco