Dio ha tanto amato il mondo - Gv 3,16-18

È terminato il tempo di Pasqua e prima di riprendere quello ordinario, viviamo oggi una giornata che fa da passaggio tra i due periodi liturgici. In questa domenica possiamo fare una sintesi per raccogliere in un’idea, in un’immagine, ciò che abbiamo conosciuto attraverso l’insegnamento e la testimonianza di Gesù. La festa di oggi, invitandoci a contemplare il volto di Dio con il nome di Trinità, ci conduce ad affermare che attraverso Gesù, attraverso la sua parola e la sua vita, ci è stata offerta una strada per conoscere e incontrare la presenza di Dio. Poiché chiamiamo fede l’atto con cui una persona riconosce vera la presenza di Dio, e dalla relazione con Lui fa dipendere la vita, possiamo dire che Gesù ci ha tracciato il cammino della fede. Pensando all’esperienza del cammino, possiamo chiederci quale sia il punto di partenza, oppure, che cosa può mettere in cammino una persona perché sulle orme di Gesù si metta alla ricerca del volto di Dio.

Giovanni 3,6-18 : « «… Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio… ». »

Il tema di questa domenica è quello della fede in Dio; sia portandoci a riflettere sulle ragioni della fede: “Perché credere?”. Sia offrendoci la possibilità di riflettere sui contenuti della fede: “Che cosa credere?”. Il cammino di fede parte dalle domande che la vita continuamente ci pone, domande che potremmo formulare così: “Di fronte alla contraddittorietà delle esperienze, in forza di che cosa posso essere consapevole che nella mia singolare esistenza si realizza una vita che ha senso?” “Da quale esperienza o da quale circostanza posso far dipendere la gioia?”. Oppure, utilizzando un linguaggio più brutale, potremmo chiederci: “Come posso continuare a vivere pur sapendo che un giorno morirò?”.

Sono diverse le risposte che gli uomini danno a queste domande: c’è chi stoicamente si rassegna pensando che questo è l’andamento del ciclo della natura; c’è chi identifica nella realizzazione di un momentaneo successo terreno il valore che già giustifica il senso della vita. Penso che con una riflessione più attenta, possiamo invece identificare nell’esperienza dell’amore ricevuto e donato ciò che rende possibile dire che la vita ha valore.

Anche se qualche volta abbiamo pensato che una maggiore disponibilità di beni materiali possa rendere più serena la vita, tutti associamo l’idea di felicità col vivere delle relazioni nelle quali sperimentiamo di essere destinatari di un gesto d’amore. Questa consapevolezza si è formata dentro di noi fin dai primissimi tempi della vita, quando in modo non ancora pienamente consapevole abbiamo incominciato a vivere l’esperienza dell’amore donato, quello di un papà e di una mamma che con la loro presenza ci testimoniavano il loro amore incondizionato.

Possiamo confermare tutti questa tesi con la nostra stessa esperienza, sia pensando al tempo dell’adolescenza, a quanto allora erano importanti gli amici, sia pensando a quanti vivono la vita coniugale, a quanto è importante avere accanto qualcuno con cui condividere la vita. Se conosciamo qualche persona che vive una situazione di difficoltà, se facciamo attenzione, ci accorgiamo che la vera domanda, più che la soluzione della difficoltà è la richiesta di condivisione, cioè il sapere di non essere lasciati soli di fronte al problema. Potremmo allora chiederci: “Perché l’esperienza dell’amore è così importante nella vita di ogni persona?” Oppure: “Esisterà mai un amore che si realizzi in pienezza, visto che l’esperienza ci fa vivere solo frammenti di amore?”. Chiamandolo con il nome di Trinità, noi affermiamo che Dio è pienezza di amore. Abbiamo conosciuto il Suo amore per noi attraverso il dono che ci ha fatto del suo figlio Gesù. Riconoscendo che veniamo dall’amore, comprendiamo che siamo fatti per amare. Manifestiamo la vita trinitaria da cui veniamo e nella quale esistiamo, se saremo capaci di uscire da noi stessi per aprirci all’accoglienza di chi ha bisogno. Sarà questo il cammino di trasfigurazione, cammino che ci porterà a vedere il volto luminoso di Dio.

il Parroco